Bassetti ammette:
abbiamo sbagliato

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La polizia disperde i manifestanti, pacifici
con idranti e lacrimogeni

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Scioperi contro il Green pass

14 ottobre 2021

Cari giornalisti,
smettetela di dire fesserie e offendere la libertà

13 ottobre 2021

assetti a Draghi:
Questo green pass non va bene

12 ottobre 2021

Scontri a Roma: chi sono i veri FACINOROSI?

10 ottobre 2021

La pandemia è quasi finita:
Draghi l'annuncia timidamente, l'OMS raffredda gli entusiasmi

8 ottobre 2021

Chi riapre ha vaccinato come noi o meno..
e noi sempre più stretti nella morsa del green pass

5 ottobre 2021

Elezioni senza green pass:
avete sbagliato anche questo

4 ottobre 2021

Smart working terminato, ma non per tutti

2 ottobre 2021

l'America riapre: che ridere

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Tampone gratuito al parlamento...
complimenti per il buon esempio

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super green pass, le furbate del ministro Speranza

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Lo smart working per i disabili

20 settembre 2021

Terza dose: il target

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Il nuovo significato di vaccino

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Decreto firmato: Super green pass

17 settembre 2021

Il green pass e i controlli ingiustificati

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Il nuovo??? Del Debbio e i suoi gentili ospiti

10 settembre 2021

Tamponi salivari.
Unica alternativa al vaccino?

9 settembre 2021

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La gran confusione digitale:
spid, TS-CNS e comapgnia cantante

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25 marzo 2021

Il Governo sui vaccini e altro

21 marzo 2021

I giudici mettono la "Corona" di spine in testa a Fabrizio

20 marzo 2021

Vaccini? Ahi ahi AstraZeneca

19 marzo 2021

Vaccini disponibili, efficaci e sicuri ma, per favore, niente obblighi!

14 marzo 2021

Ma non dovevamo proteggerli?

08-03-2021

Tra le molteplici incoerenze dei vari dpcm passati per fronteggiare il COVID-19, ecco qua un’altra perla di saggezza (ehm, si fa per dire). Ricordate i bonus babysitter? Avrebbero dovuto essere diretti a chi si occupava dei bambini sì ma, indovinate un po’ chi ne ha beneficiato? Non tanto ragazze o comunque persone disoccupate che non erano in grado di espletare da un po’ di tempo questa attività lavorativa. Gli interessati sono stati, in buona parte, i… nonni! Se qualcuno sposta il discorso sulla professionalità, io dico che non è questo il caso. Personalmente ritengo che i nonni siano perfettamente all’altezza di badare ai loro nipoti, in luogo di un giovane estraneo. Il nonno, inoltre, ha già un legame empatico con il piccolo. Ma il punto è un altro. Una cosa certa che si è capita, di questa pandemia, è che le persone più a rischio sono gli anziani. Mentre invece i bambini, se contagiati, quasi sempre sono asintomatici. Ciò significa che loro non hanno conseguenze di alcun genere, però sono capaci di far ammalare, purtroppo anche in forma grave, i loro nonni. Ma, allora, chi sono gli irresponsabili? Chi lascia i figli ai propri genitori? Il DPCM che, volendo tutelare gli anziani, dovrebbe escludere i nonni, gli anziani tutti, dal compito di babysitter? Chiaramente, il bonus in oggetto può essere destinato anche a queste categorie a rischio. Quindi, una normativa fallibile, da questo punto di vista. Concludendo, una domanda a tutti voi, lavoratori, con genitori in età avanzata (ovviamente): lascereste i vostri figli a loro, mettendoli in pericolo, oppure vi rivolgereste a lavoratori del settore?

Non far finta di niente Klaus

25-02-2021

Arcuri via! Ne hai combinate abbastanza

20-02-2021

Tutti vaccinati, grazie alla App!

16-02-2021

via Conte, arriva Draghi?

04-02-2021

Giudice, ti ho beccato al ristorante

29-01-2021

Conte: grave danno all'Italia

16-01-2021

Io riapro in sicurezza

15-01-2021

Basta con la DAD

12-01-2021

Il Papa per il bene comune: VACCINIAMOCI TUTTI

11-01-2021

Coprifuoco aumentato

4-01-2021

Tra le novità di inizio anno, fresca di stamane, la notizia di una proposta per l’abbassamento dell’orario del coprifuoco dalle ore 22 alle ore 20. Non ci sono parole per esprimere la sensazione di inadeguatezza che il nostro governo sta dimostrando. A un provvedimento inutile se ne aggiunge un altro, peraltro dello stesso tipo. Un po’ come una persona che, non rendendosi conto di essere astemia, dopo aver bevuto due bicchieri di vino ai pasti per un mese, anziché smettere e passare all’acqua, si scola una bottiglia di Chianti ogni volta che si siede a tavola. Ma il riferimento è a una persona non esperta, sola, che, poveretta, non ha concezione della salute o della medicina. Mentre invece noi siamo governati da un esercito di professoroni, saccenti sulle più disparate materie. E questo è il risultato. Pensare di restringere ancor più la nostra libertà individuale. Dopo le varianti di lock-down e le chiusure delle attività, a cosa credete che porterà questa ennesima castroneria? Dal punto di vista epidemiologico, l’incidenza sarà pressoché nulla. Dal punto di vista psicologico invece, è chiaro che le persone non potranno che risentire negativamente di questa (spero che non sia approvata) proposta. Ancor più assistiamo a una leadership in grande difficoltà, che annaspa tra improvvisazioni senza progetto, che rendono la stabilità politica sempre più tentennante e la nostra vita sempre più non vita.

Vaccino sì, vaccino no

27-12-2020

Il libero vaccino obbligatorio

27-12-2020

Il 27 dicembre sono arrivate le prime dosi del vaccino anti Covid-19 anche in Italia. Poco meno di 10.000 unità. L’intervista all’infermiera dell’istituto Spallanzani di Roma, la prima ad aver ricevuto il vaccino, ci fa ben sperare. Sperare che il rimedio a questa pandemia sia stato trovato. E che sia, naturalmente, efficace e sicuro. Di questo, non possiamo però esserne certi. Tra le affermazioni della stessa Pfizer, fornitrice primaria del vaccino, per essere immunizzati artificialmente deve passare almeno un mese dalla somministrazione del siero. Ma per la sicurezza? Sempre la stessa ditta americana riporta, tra le note del farmaco, una tempistica entro la quale aspettarsi degli effetti collaterali compresa tra i 24 e i 48 mesi. I tempi sono molto lunghi a causa del tipo genetico del vaccino. Non può bastare quindi una faccia sorridente di un’infermiera o di qualunque altra persona, oggetto della sperimentazione, a garantire la piena funzionalità di un qualsiasi medicinale che, nel breve o lungo periodo, potrebbe risultare inutile o dannoso. Per quanto, posti di fronte a emergenze gravi come l’attuale Covid-19, si opti sempre per il meno peggio, ossia essere vaccinati piuttosto che esposti al virus, credo che si debba essere un po’ più flessibili di quanto si stia facendo. Insomma, si dice che ci sarà la somministrazione su base volontaria, vale a dire potremo scegliere se vaccinarci o meno; ma poi si pone un target del 70-80% della copertura vaccinale, non raggiunto il quale, si farebbe ricorso all’obbligatorietà. Questo per arrivare l’immunità di gregge. Ricordo a tutti i lettori, che l’ovvio significato del termine si riferisce al mondo animale. Quando un branco o gruppo di animali riesce a contrastare una malattia comune, ciò si definisce come l’aver raggiunto l’immunità di gregge, o di branco. Quando i vaccini non esistevano, Gli animali riuscivano, con la forzata convivenza, a produrre anticorpi che sconffigevano il virus. Oggi, nell’era moderna, anche gli animali seguono i ritmi della medicina, come nel loro caso la veterinaria, che provvede a fornire vaccini studiati per raggiungere quell’immunità che dovrebbe però, come in origine, esser acquisita naturalmente. Mostrare in tv o sui media nazionali foto o video, dichiarazioni di chi, il vaccino, se lo è fatto inoculare volontariamente, è una mossa pubblicitaria. Può convincere, ma non rassicurare. Si tratta sempre e soltanto della forza della maggioranza politica; pensiamoci bene: se rifiutiamo il vaccino veniamo etichettati come No-Vax, ma chi è favorevole? Quelli sono Pro-Vax. Perché mai chi vuole il vaccino dovrebbe imporlo anche agli altri? Qualcuno ha sbandierato il fatto di questa benedetta immunità di gregge, altri hanno tirato in ballo il bene comune. Cioè, se mi vaccino lo faccio per me e anche per gli altri. Ma scusa, se tu ti vaccini, che hai da temere da un No-Vax?Se due persone si contageranno saranno loro stesse a non aver fatto il vaccino e a recitare il Mea Culpa. Cavoli loro. Diversa la questione degli immunodepressi o allergici, coloro i quali non possono esser soggetti a vaccinazione. C’è chi ha sollevato la questione dell’obbligatorietà per tutelare questi individui. Qualcuno ha forse escluso che i cosiddetti soggetti fragili non possano infettarsi toccando oggetti e contagiare a loro volta qualcun altro come loro? Tra l’altro, col tempo, la necessità di copertura vaccinale potrebbe venir meno, dato la possibile assuefazione al virus che si modificherà sempre più per convivere con noi. Concludendo, cosa prevarrà? L’imposizione politica? La libera scelta democratica? O, parallelamente ta la salute e gli interessi economici, il commercio forzoso di una multinazionale farmaceutica?

La moneta che non ripaga i sanitari

23-12-2020

Il Natale giallo che ci regala il nostro premier

19-12-2020

Conte e Faraone, tiranni e despoti

4-12-2020

Abbiamo ancora trepidato nell’attesa del dpcm di oggi del nostro presidente del Consiglio dei ministri. Le linee guida le avevamo già sentite come voci di corridoio, i talk-show ne sono pieni. C’è anche chi non ha resistito a dare un’occhiata alla bozza su internet. Dopodiché, tutti davanti alla tv per il discorso serale, sperando in qualche concessione in più. Tra il ridicolo e l’assurdo, l’impossibilità di poter andare da parenti, nemmeno per le festività. Per parenti intendo figli, genitori, suoceri, che ovviamente non risiedono con noi; un’ottima occasione per rinfrancarsi dall’assenza di socialità che ci attanaglia da mesi. Ma non soltanto perché siamo vicini al Natale, ma perché questa benedetta curva epidemiologica è in diminuzione e la gente si dimostra in maggioranza responsabile. Le mascherine, anche se a pagamento, sono disponibili a prezzi accettabili e tutti ne sono forniti. Le sale da pranzo sono aerate, c’è chi sopporta un po’ di frescolino, tenendo la finestra socchiusa, per far circolare l’aria. Soltanto una parziale e sciocca apertura verso i negozi, per dare fumo negli occhi ai poveri commercianti. Ma allora, in quei giorni, il virus scompare? Quante stupidaggini. E dopo che, verso l’ora di cena, il nostro amato premier ci aveva negato il permesso di recarci fuori comune dai nostri cari, lo stesso giorno, giovedì, chi troviamo tra gli ospiti di Dritto e rovescio? Davide Faraone, parlamentare di Italia viva. Incalzato sul tema degli spostamenti, l’onorevole risponde che ci si può spostare, basta leggere attentamente il dpcm. Quello che ha detto Conte non conta… Vi immaginate il fragore nello studio televisivo? Chi ha visto la trasmissione ha potuto assistere in diretta a un gran batti e ribatti. «Ma come quello che ha detto Conte non conta…» «Sì, vi dico che si può, è consentito». Beh, credo che Faraone non si sia inventato nulla. Certo Conte si è ben guardato dall’informare dei dettagli del suo astruso, ennesimo, decreto ministeriale. Tutto per, pare, “limitare la mobilità”, al fine del contenimento del contagio. Sono veramente stufo. È come sparare a un colibrì con un cannone. Sono stati ingaggiati esperti, tecnici, virologi, super non so più come chiamarli; tutto al fine di capire, con la massima precisione, che cosa possiamo e non possiamo fare, dove possiamo e non possiamo andare. E questo tizio, che da buon avvocato sa sempre come sviare il discorso a suo pro e discolparsi dalle accuse, chiude tutto, tanto per essere sicuro, come fanno gli ignoranti che no capiscono niente di niente. E questo lede la libertà individuale, i diritti della persona. Ma poi arriva Faraone che, forse per avere un pizzico di popolarità, ci offre la scappatoia che, peraltro, era stata proposta dal suo partito, ma guarda un po’! Avrà ragione “Il Conte” o “Il Faraone”? Beh, tra tiranni e despoti è dura…

Buon Natale Giuseppi

2-12-2020

I virologi ci hanno rovinato la mente

1-12-2020

Le mascherine giuste

28-11-2020

Tra dipendenti pubblici e privati, il dirigente gode

27-11-2020

C’è stato un gran vociare riguardo alle cosiddette “sicurezze” economiche dei dipendenti pubblici. Giornalisti molto in vista al momento, come Nicola Porro e Mario Giordano, ma non solo, hanno fattto un gran baccano. Secondo loro, i dipendenti pubblici avrebbero la certezza dello stipendio il 27 di ogni mese, anche senza fare niente. Si punta il dito su una categoria di lavoratori da sempre trattata come i carabinieri, a mo’ di barzelletta. Mentre invece, si osannano i privati che, a detta di molti, si spaccano la schiena e, se non lavorano, non guadagnano. Sono inoltre lavoratori indefessi onestissimi. L’unica cosa reale, per ora, è il fatto del guadagno a fine mese, assente per chi non lavora con la propria attività. Per il resto, sentite qua: la busta paga dei dipendenti pubblici è la più tartassata in percentuale. E non si possono fare trucchetti per eludere il fisco. Avete mai sentito parlare di nero? Beh, un lavoratore privato talvolta fattura in modo truffaldino, provocando danni alle casse dello stato e, al contrario, ingrassando quelle della propria azienda. Si dice anche che il pubblico è assenteista e non lavora. Complice di questa credenza vecchi comportamenti non più veri, qualche video di Striscia la notizia o altro notiziario. Oggi solo qualche pazzo scriteriato timbra il cartellino suo e altrui e se ne va a farsi i fatti suoi. Ci sono videocamere dappertutto… d’altro canto, conosco privati che, tra una sede e l’altra della propria azienda, con la scusa di portare un oggetto di persona, si prendono il tempo per acquistare il giornale, prendersi un caffè e chiacchierare con amici che incontrano (o da cui si recano volontariamente). E allora, chi è l’approfittatore? Chi è il disonesto o lo scaltro della situazione? E poi gli stipendi dei privati sono di base più alti. Si è detto anche peste e corna dello sciopero del 9 dicembre circa il contratto scaduto degli enti locali. Forse il tempismo è sbagliato, il giorno pure, a ridosso della festività dell’Immacolata Concezione. Completamente d’accordo con queste ultime asserzioni. Il fatto che non cambia è che i contratti sono ormai fuori tempo, relativi alla vita economica di anni fa. Ciò vale per tutti i lavoratori, pubblici o privati. Ma dunque, chi è il più foraggiato? Risposta molto semplice: il dirigente; o il funzionario, oppure il direttore o Presidente. Qualunque carica istituzionalmente valida gerarchicamente elevata, sia pubblica o privata. Perciò, chiarezza. Niente guerra tra poveri. I piccoli commercianti non si devono confrontare con i messi comunali; I negozianti non vanno paragonati agli impiegati dell’anagrafe. Cerchiamo di isolare ogni dirigente o persona a livello dirigenziale che, per la sua mansione e presunta responsabilità, è pagato più che profumatamente. I veri dilapidatori di risorse sono loro, sia assunti nel pubblico che nel privato. Un lauto stipendio, non poco superiore a i lavoratori “standard”, ma moltiplicato più volte. Per essere più espliciti, se un dipendente dell’urbanistica percepisce 1.300€, il dirigente di settore non lo sorpassa di 100 o 200, ma forse ha un netto di 3.000, 5.000, 7.000 euro. Il tutto spesso accompagnato da scarsa competenza nella materia e incapacità organizzativa. Adesso spero che gli organi che controllano i media diano un’informazione più attinente alla realtà. Non deve essere una guerra tra i soliti perché uno percepisce 50€ di differenza rispetto a un altro. Il focus deve essere spostato su chi di soldi, ne prende troppi in assoluto. Sarebbe auspicabile un assottigliamento della differenza retributiva tra i dipendenti di aziende pubbliche o private e i loro superiori. Insomma, superiori sì ma non supereroi manager infallibili.

Hai toppato caro Nicola, sui dipendenti pubblici

24-11-2020

Offese inesistenti e abili oppositori televisivi

19-11-2020

Stasera Italia è la trasmissione a sfondo politico di rete 4, del primo dopo cena. Molti sono gli ospiti chiamati a esprimere le loro opinioni: politici, giornalisti, imprenditori, ecc. Sarebbe molto utile assistere a un equo dibattito, in grado di fornire informazioni oggettive. Spesso però, si nota chiaramente l’inclinazione politica della conduzione, che favorisce alcuni interventi e azzittisce alcuni personaggi. Le modalità in cui si svolgono questi fatti sono mascherate, un po’ soft, tanto da non essere particolarmente incisive, sembrando solo affermazioni opposte o precisazioni che, però, negano quanto appena dichiarato dal precedente interlocutore. Ma prendiamo subito un esempio, quello di ieri sera. Francesco Lollobrigida, deputato di Fratelli d’Italia. Il tema è stato quello del nuovo commissario della regione Calabria, Giuseppe Zuccatelli, nominato velocemente dal ministro Speranza e quasi subito dimessosi, a causa, pare, di un video che lo riguarda. Nel video, Zuccatelli sminuisce la necessità delle mascherine; rafforza questa affermazione dicendo che sarebbe necessario un bacio in bocca per almeno 15 minuti per contrarre il virus. Al riportare di questo avvenimento che, datosi ancora la presenza del video in rete, non si può negare, subito gli interventi di Mughini e, soprattutto, di Barbara Palumbelli: «Non si può offendere qualcuno così, quando non si conosce…». Non si è capito quali fossero le offese; bisognava cercare un pretesto per rompere il discorso a chi è scomodo e dice la verità. Naturalmente all’onorevole di FDI è stata momentaneamente tolta la parola. Poi si è aggiunta la replica di Mughini sulla questione degli aumenti dello stipendio agli infermieri di due euro al giorno: «La sanità italiana non gronda mica denari…». Belle affermazioni, veritiere, non c’è che dire. Ma se la Sanità Pubblica, come gli altri enti pubblici, “no tengo dinero”, mi spiegate come fanno i dirigenti di questi enti ad aumentarsi in maniera sostanziosa i loro stipendi? I politici non danno certo il buon esempio in questo senso. Personale ospedaliero che rischia la vita per 2 euro in più, ragazzi votati alla loro missione. E il buon Giampiero, con il suo filosofeggiare, cerca, come nel caso di Lollobrigida, l’unico punto possibile, e non probabile, debole della discussione, tralasciando tutto il positivo e giusto del discorso. TV di parte? Non lo sappiamo o non si può dire. Ma quando qualcuno parla, esprime il concetto, al 99% oggettivamente giusto e non attaccabile, che senso ha fargli notare quell’1%, a meno che non si voglia tentare di distruggere, smontare, parte del ragionamento per renderlo meno credibile agli occhi del pubblico. L’intercalare di Mughini, fortemente accompagnato da gesticolare e variazioni nel tono e volume della voce, tende a fare proprio quello. Consiglio a tutti di andarsi a ricercaree su internet (se non è stato cancellato) lo spezzone del programma di rete 4, tanto per farsi un’idea di quello che dico.

Cina e Governo italiano. Responsabili impuniti

9-11-2020

Dall’inizio della pandemia, il governo cinese ha taciuto informazioni delicate e importanti che avrebbero consentito una miglior organizzazione nella lotta al Covid-19. Tutto è partito a inizio 2020, anche se fonti sempre più accreditate danno per certa la presenza del virus in Cina già da settembre 2019. Quando gli effetti di questa proliferazione si sono fatti evidenti anche sul territorio italiano diciamo, a fine di febbraio 2020, lo stato centrale ha iniziato la gestione del problema. Ma come si è intervenuti?Errori, voluti o non voluti, ritardi e omissioni. Che si sono ripercossi, inevitabilmente, sul popolo italiano. Parliamo di fornitura dei presidi di protezione, come la classica mascherina, ai comuni cittadini, ma non solo. Gli ausili medico chirurgici, vedi i camici e le visiere che, con la loro mancanza, hanno contribuito a far ammalare e, in tanti casi a far morire, operatori sanitari impegnati svariate ore al giorno. È mancata una seria definizione delle zone più a rischio, connessa con i provvedimenti di distanziamento sociale e le giuste chiusure delle attività che favorivano l’assembramento. Cose difficili, lo so. Ma il nostro governo si è preso un bel po’ di super esperti, ben pagati, per capirne di più, per sapere come muoversi. Francamente, non vedo molta differenza tra gli esiti delle riunioni tra i politici e questi esperti da un lato, e un gruppo di buoni amici che scambiano quattro chiacchere al bar. Non ho visto professionalità, non ho visto capacità, non ho visto risultati apprezzabili. Il tutto attuato, si fa per dire, con una flemma anglosassone all’ennesima potenza o, dovrei dire, con una lentezza inaccettabile. In fondo, questa situazione non ha inciso più di tanto sulla vita dei nostri governanti. Nessun problema di bilancio familiare, spostamenti sempre attuabili (loro lavorano…), vita sociale come prima. Un altro governo, quello cinese, è stato invece fautore nella generazione del virus, sia essa per cause più o meno naturali, quali i mercati di Wuhan, senza il rispetto delle norme igieniche, o una qualche sperimentazione di laboratorio, creazione di arma batteriologica o fuga di composti chimici accidentale? Fatto sta che qualcuno vuole la testa della Cina, in senso figurato ovviamente. Deve pagare perché responsabile del disastro pandemico e le relative morti. E allora, dove sta la linea di congiunzione tra Cina e Italia? Entrambi i governi hanno le loro colpe. La Cina cerca di porre rimedio con la sua politica esemplare di chiusura che ha ridotto quasi a zero i contagiati; poi attua una collaborazione con noi, ci fornisce medici e mascherine. Il nostro Conte, similmente, ci tranquillizza (malamente) con i suoi monologhi e i vari comunicati avvocateschi; ma i risultati portano ad una continua sofferenza del paese. Insomma, la Cina e il nostro governo hanno delle colpe evidenti. Ma non pagano il conto; anzi, continuano a prendersi il merito di aver conseguito degli obiettivi su vari fronti, come la ricerca del vaccino da un lato e la conduzione della gestione economica verso i locali costretti a chiudere ma “ristorati” a dovere. La verità è che le redini del comando stanno in mano a chi detiene il potere, politico in primis, ma che secondariamente esprime anche grande forza in tutti i settori, dalla disponibilità monetaria, ai collegamenti con altri personaggi nelle varie “stanze dei bottoni”. Forse non riusciremo a farli pagare, ma i cittadini del mondo continueranno a presentargli il conto.

Un grazie agli untori diffusori

09-11-2020

All'alba dell'ennesimo DPCM

3-11-2020

Stiamo attendendo, ancora una volta. Un altro DPCM del Premier Conte. Sono e sono stati tutti decreti alquanto parchi di risorse e piuttosto abbozzati nella stesura. Alcune cose risultano incomprensibili, come la chiusura di attività che si sono adeguate in toto alle normative di sicurezza (spazi, mascherine, numero limitato di affluenza, ecc.). Altre ancora dimostrano le carenze conoscitive del territorio, per cui non si capisce il criterio di restrizione all’uscita notturna spostato alle ore 21:00 piuttosto che alle 22 o alle 20. Perché la verità è che, nonostante tutti gli esperti di cui il primo ministro si circonda, nonostante il tempo avuto per acquisire un’esperienza sul campo, i discorsi dei suoi DPCM sono piuttosto abbozzati. Questo anche se, proprio oggi, giorno della prevista uscita di questo provvedimento, si parla di un rinvio a giovedì 5 novembre. O forse vedremo le notizie fresche, al mattino di domani mercoledì 4. Saremo svegliati con piacere o contrariati, questo anche in base alla definizione delle aree. Dalle zone verdi, a quelle arancioni a quelle con maggiori restrizioni, quelle rosse appunto. Ciò che lascia un po’ perplessi è la definizione di queste zone, un po’ approssimata. Perché? Ciò si basa sul famoso indice Rt di contagiosità che si basa sul rilevamento dei pazienti sintomatici, tralasciando quello che l’informazione ci riferisce con allarmante preoccupazione: l’incremento dei contagi, che però sono in quasi totalità asintomatici o paucisintomatici, vale a dire con assenza o con bassa incidenza di manifestazioni come febbre o tosse. Essendo poi l’indice Rt variabile nel tempo, le condizioni regionali possono cambiare rapidamente; la classificazione di una regione verde può presto mutare in arancione, ma potrebbe anche essere il contrario, vista la crescita dei tamponi effettuati e quindi l’aumento dei positivi in generale, con una piccola percentuale di persone sintomatiche al suo interno. Nell’attesa, ci auguriamo che Conte sia un po’ più preciso del solito, molto meno inconcludente. Le promesse se ne vanno nel vento e lui non ha capito che la gente ora, starà lì a verificare che quanto esce dalla sua bocca corrisponderà a verità, in un futuro molto prossimo.

Didattica a distanza o in presenza?

26-10-2020

Il tampone è pronto... vieni a ritirarlo

19-10-2020

Le sanzioni anti-COVID

11-10-2020

In questo mese di ottobre assistiamo a una lenta risalita del fenomeno dei contagi. La curva epidemiologica pare sotto controllo, un po’ di preoccupazione ma niente panico. L’importante è il piano di lotta contro questa diffusione virale. Tra le varie risoluzioni prese alla bisogna, si faranno multe a chi non indossa la mascherina all’aperto. Tra gli obblighi attuali quello appunto di indossare una mascherina protettiva anche fuori di casa ma non in ambienti chiusi. È il caso dei luna park che stanno girando di città in città; difficile evitare gli assembramenti. Ma, quando ci sono di mezzo gli adolescenti, non è facile disciplinarli. E allora, come per tante norme, si applica una sanzione pecuniaria. È ciò che è successo nella mia città e che penso stia succedendo altrove. Ragazzi e ragazze che si dimenticano di portare una mascherina o se la tolgono temporaneamente perché stanno bevendo qualcosa. Arrivano i controllori di turno e zac, multa. Non so bene come si stabilisca l’importo di questa punizione variabile non so bene in base a cosa. Sta di fatto che, per l’ennesima volta, si cerca solo di fare cassa, non di far rispettare la legge o evitare, come in questo caso, un contagio. Beh, in fondo i giovani se la sono cavata con il minimo previsto 400€ a testa… (altri 2800 euro in cassa). Ma cosa volete che importi a un 17enne se gli facciamo pagare una qualunque cifra, magari due o trecento euro? Tanto sono i genitori a tirar fuori il portafoglio. Come mai non ci avevamo pensato, potrebbero dire i nostri amministratori? Ma certo che ci hanno pensato, eccome. Pioggia di soldi, altro trucchetto per aumentare le casse degli enti locali, altro che sistema di contenimento del contagio. Sarebbe più utile una sorta, tra l’altro già utilizzata, di polizia civile, personale numericamente sufficiente, disposto sul territorio, in particolare in quei luoghi e nei periodi in cui si organizzano eventi dove è inevitabile l’afflusso massiccio di persone. Questi agenti non dovrebbero fare altro che osservare con attenzione i comportamenti dei ragazzi e intervenire ricordando con fermezza di usare il dispositivo di protezione. «Ragazzi, su la mascherina». Capisco la mole di lavoro di questi operatori ma non mi pare che portare a casa un tagliandino con una somma da pagare serva a qualcos’altro che far incazzare i genitori che, tra l’altro, avranno certamente la loro parte di problemi virus inerenti sul proprio posto di lavoro. A mio parere risulterebbe utile un supporto didattico a cura di uno psicologo, affiancato da un virologo o comunque esperto dell’argomento, all’interno delle scuole. Una sensibilizzazione verso il problema tramite la sua conoscenza. Non credo che questo sia nelle competenze dell’attuale ministro dell’istruzione, in ritardo con tutto quello che ruota intorno al panorama scolastico, inclusi ovviamente gli insegnanti in gran parte ancora indisponibili. Certo è che i ragazzi, bambini o adolescenti, minorenni o giù di lì, devono essere approcciati in modo diverso. Non sentono e non capiscono l’importanza, il peso, di una sanzione monetaria, se non la brontolata che riceveranno dai genitori al loro rientro a casa. Non è giusto scaricare il fatto addosso alle famiglie. Se è vero che la prima educazione risiede nel contesto familiare, qui si tratta di un fenomeno piuttosto raro e inusuale. La diffusione di questo virus è incomprensibile a molti esperti, non ci vedo nulla di strano che la gente comune, specialmente i giovani, non sappiano tenere una condotta ferrea da medico chirurgo. La mascherina è e altri accorgimenti come il lavaggio frequente delle mani con soluzioni idonee sono certo cosa non da tutti i giorni, innaturale. Non colpevolizzerei più di tanto la gente comune e i ragazzi che stanno crescendo e si trovano improvvisamente all’interno di una situazione da gestire, sicuramente più grande di loro.

E finirono anche i ballottaggi

05-10-2020

Questa volta siamo davvero al termine. Molte amministrazioni comunali sono giunte al ballottaggio per l’elezione del proprio sindaco. Si tirano le somme, tra vincitori e vinti. La destra ha conquistato una regione in più, le Marche, ma ha perso alcuni comuni. La sinistra si sente ringalluzzita, nonostante in molte regioni siano aumentati i rappresentanti della destra. La realtà ha sempre una spiegazione. Chi è andato a votare? Con larga probabilità, gli assidui del voto sono anche gli storici sostenitori della sinistra. La destra emergente, con idee alternative e più dinamica, è rappresentata forse più da giovani (anche di mentalità) che possono aver deciso di non andare al voto, semplicemente per fare altro. Ma chi aveva paura di perdere o comunque, di perdere terreno? La sinistra ovviamente, poiché la destra si trova all’opposizione, pare sfigata agli occhi della maggioranza. Di Salvini si è detto che, più che una campagna politica, ha fatto un tour propagandistico. La differenza sta solo nella quantità di apparizioni. La sinistra è solita ad apparire saltuariamente in pubblico, con paroloni importanti che paiono montare un progetto di paese davvero completo; però si scopre che queste circonlocuzioni non fanno altro che assimilarsi a nebbia, davanti al nulla. D’altro canto, la destra viene tacciata di parlare troppo terra terra, da populista. Discorsi diretti, molto spesso ripetitivi. Ma le frasi sono ripetitive perché i problemi permangono e si tarda a metterci mano. Abbiamo però visto in tv o a comizi all’aperto, anche la destra, proprio gli ultimi giorni prima della tornata elettorale, quasi a cercare di salvare il salvabile… Vogliamo fare un confronto tra Zingaretti e Salvini? Tra Berlusconi (o sarebbe meglio dire Tajani) e Meloni contro Crimi? Alla fine, credo che molti elettori si siano divisi tra chi ha voluto cambiare e chi non ne ha avuto il coraggio. In effetti, la politica della sinistra si basa sullo spauracchio hitleriano o mussoliniano rappresentato dal capo della destra. Se la gente crede alle sciocchezze sono fatti loro. Se poi dà spazio alla credibilità di castronerie come questa, forse ci meritiamo i governanti che abbiamo. Facciamo finta che le elezioni siano frutto di una buona parte di casualità…

Dopo la prima udienza

04-10-2020

È terminata la prima udienza catanese che ha sentito Matteo Salvini come possibile imputato coinvolto nel blocco della nave Gregoretti di cui tutti ormai sappiamo. Che cosa è accaduto? Come preludio all’arrivo del senatore, una folla, divisa tra sostenitori e oppositori, ha atteso Matteo fuori dal palazzo. Le forze dell’ordine hanno dovuto faticare a frenare gli impeti di quelli che, in malo modo, hanno montato cartelloni e striscioni offensivi e denigratori. Come al solito, una certa sinistra non perde l’occasione per dimostrare, non tanto un civile dissenso, ma una cattiveria espressa con termini e azioni al limite della violenza fisica e verbale. All’interno dell’aula di Tribunale, abbiamo assistito ad una farsa finita in modo comico, ma poteva essere pericolosa. La stranezza iniziale ha visto il PM chiedere, per ben due volte, l’archiviazione del procedimento. Insomma, è stata l’accusa, non la difesa, ha voler chiudere i giochi. Ma il giudice non è stato di quell’avviso. Ci sarà una seconda udienza il giorno 20 novembre, dove saranno convocati anche altri personaggi, presenti nell’allora governo: il premier Conte, Danilo Toninelli al tempo ministro dei trasporti e delle infrastrutture, Luigi Di Maio ministro degli esteri; in seconda battuta, il 4 dicembre, saranno sentiti anche la ministra Elisabetta trenta per la difesa, Luciana Lamorgese ministra dell’interno, e l’ambasciatore Maurizio Massari. La linea difensiva di Salvini ha coinvolto tutti gli alleati di governo presenti in quel periodo. Perché tutti consapevoli e informati delle decisioni prese, perché comunque, la responsabilità e del capo dei ministri, Giuseppe Conte. O tutti o nessuno. Dev’essere stato questo il pensiero, oltre che della lega, del giudice del tribunale; Forse si è sentito catapultato in un qualcosa che non doveva essere. E allora, tutti dentro o tutti fuori. Se c’è responsabilità non può essere di una sola persona. È stata assecondata la linea difensiva dell’avvocatessa Bongiorno. Proprio lei, protagonista nell’incidente occorso in quella seduta. Una lastra di marmo pesante oltre 50 kg si è staccata dal soffitto e, fortunatamente, ha preso solo di striscio la caviglia della malcapitata. L’avvocata è stata accompagnata all’uscita in carrozzina; ha annunciato che presenterà le proprie rimostranze legali sull’accaduto. Quasi a parvenza di attentato, il fatto solleva nuovamente il problema della manutenzione degli immobili dello stato, in special modo degli uffici pubblici. Possiamo segnare un 1 a 0 per il capitano, nell’attesa delle prossime udienze.

Previdenza e assistenza non reggono

03-10-2020

Da tempo l’INPS si trova in difficoltà nel pagamento delle pensioni. Intendo le pensioni dei lavoratori, quelli che lavorano una vita e oltre, secondo i desideri di questo ente, dei politici e dei sindacati. L’età pensionabile è andata negli anni, via via aumentando. Perché l’INPS sarebbe in difficoltà. Ogni onesto contribuente è tenuto, anzi obbligato, al pagamento mensile di quote, trattenute dalla propria busta paga; queste andranno a formare la pensione alla fine del rapporto di lavoro. Quindi, tutto regolare, cosa non va? Ecco la spiegazione: con l’andare del tempo, le casse dell’INPS si sono riempite, nell’attesa di erogare le tanto sospirate pensioni. Ma nel contempo, esse si sono parzialmente svuotate per altre cause. Pensiamo all’assistenza sociale. I fondi vengono prelevati dalle casse di questo ente. Ma, a pagare, sono sempre i lavoratori, con la loro fetta di stipendio piuttosto cospicua, che non rivedranno mai più. È pacifico che se facciamo uscire da una vasca più acqua di quanta ne entra, essa tenderà a svuotarsi. Oltretutto a bere saranno persone che non hanno la possibilità economica di comprare acqua. Non voglio dire che i disagiati non siano degni di ricevere assistenza nei momenti più critici della loro vita. Dico solo che il sostentamento economico dovrebbe essere a carico di qualche altro istituto. Questo meccanismo, oltre a generare un sacco di confusione, ha portato ad un ammanco, maggiore di anno in anno. Non penso sia questa una situazione tollerabile. Eppure, quando sento parlare alcune persone, dipendenti pubblici o privati, perfettamente a conoscenza di questo sistema, essi sembrano quasi giustificarlo. La pressante campagna politica, a favore di questo colosso economico, ha finito col procurarci un bel lavaggio del cervello. Noi aspettiamo sempre più tempo, sia per il TFR (oggi detto anche TFS), per l’arrivo della pensione, e ci lamentiamo di ciò. Con quale coscienza, se ammettiamo la fattibilità di un ingranaggio tanto complesso, che provvede a più persone di quanto dovrebbe, che fa fronte a più spese di quelle che non può sostenere. Il tutto pagando ben profumatamente i suoi dirigenti. Tutto questo tenendo in piedi un patrimonio immobiliare di oltre 18000 edifici vuoti, senza venderli o affittarli, che costituiscono un’ulteriore spesa. La parola d’ordine per l’INPS dovrebbe essere “raggiungere l’unicità di previdenza”, delegando ad altro ente l’onere assistenziale. Ma anche si dovrebbe assistere a una progressiva riforma della gestione delle finanze, tramutando i costi di cui sopra in proventi, magari vendendo alcuni stabili, o occupandoli come sede amministrative invece di andare a pagare un afffitto altrove.

Gli auguri del deputato M5S

02-10-2020

Alla vigilia del processo Gregoretti che muove pesanti accuse verso il senatore Matteo Salvini, tra le tante opinioni politiche, quella del parlamentare esponente del movimento 5 stelle, Michele Gubitosa: « mi auguro che Salvini risulti innocente...». Come sempre, credo sia troppo comodo trincerarsi dietro l’attesa dell’esito dei giudici. Come penso sia profondamente sbagliato condannare una persona a priori, non appena indagata o coinvolta in qualsivoglia procedimento giudiziario. I giornalisti urlano spesso più volte i nomi di persone che si trovano in tale situazione. Ciò non significa affatto essere colpevole. La magistratura, al quale tutti ci rimettiamo, dimostrerà o meno certe affermazioni. Ma le parole di Gubitosa, oltre a non supportare la tesi della non colpevolezza, insinuano l’opposto. È come dire: «Per me è colpevole, magari l’inchiesta dimostrerà il contrario (per lui il falso)». Nella grottesca storia che racconta, in maniera alquanto deformata e di parte, la vicenda della nave militare con i migranti a bordo bloccata per pochi giorni, sono sufficienti molto meno che un pizzico di sale in zucca e i fatti alla mano, per capire che non si sarebbe dovuti nemmeno arrivare all’indagine preliminare. Dire che è una buffonata, uno scherzo, ma non siamo né a Carnevale né a Halloween. Forse l’onorevole avrebbe potuto dire qualcosa di simile a: «La vicenda Salvini – Gregoretti ha dell’assurdo, lasciamo che i giudici sciolgano questo nodo dubbioso». Non voglio certo mettere parole in bocca a nessuno ma, purtroppo, il senso di ostilità che trasuda dagli ex compagni di coalizione è evidente. In televisione, di fronte a milioni di persone, ciò che si dice ha un peso. Spero di sentire nuovamente Gubitosa, prossimamente, con una maggior moderazione e meno freddezza nei confronti di un personaggio politico, forse per lui e il suo partito, un tantino scomodo.

Dopo elezioni: vincitori e vinti

23-09-2020

Valutiamo oggettivamente i risultati delle fresche e lezioni del 20 e 21. Referendum costituzionale sulla riduzione dei parlamentari e nuovi presidenti regionali. Ha vinto il 70% per quanto riguarda il sì al calo di deputati e senatori. Come sempre, anche qui la politica italiana nasconde dei tranelli. Se da un lato alcuni suggerivano il no per avere una discreta rappresentatività, la preponderanza del sì ha inteso diminuire gli sprechi eliminando 315 unità, alleggerendo la macchina legiferante. Ditemi ora, chi sapeva che la funzionalità di questo atto sarebbe stata tale tra circa tre anni, vale a dire a fine legislatura attuale? Si può essere così ingenui da credere che questi soggetti non si diano del tempo per trovare un’altra poltrona? Magari in regione o altra sede di prestigio. Vedremo quindi solo tra un bel po’, se ci saranno, gli effetti di questa discesa numerica. E veniamo alle regionali. Ha vinto la sinistra? O la destra? Facciamo un paragone pugilistico. Il campione dei pesi massimi si incontra con il suo avversario. Lui è indiscusso, sul fronte della carriera, avendo sempre vinto da anni. Ma da un certo tempo, un pericoloso sfidante lo sta insidiando. E arriva il giorno della sfida. Il campione, che aveva vinto molti incontri per K.O. tecnico e comunque prima del limite dei 12 round, ce la fa, apparentemente, anche stavolta. L’antagonista lo incalza fino all’ultima ripresa, senza cadere, senza vacillare. La vittoria è ai punti, marginale. Il fatto vero sotto gli occhi degli spettatori, è che il gigante dei massimi è in declino; la vittoria non è stata meritata. E forse il giudizio positivo, gli è stato in parte regalato dagli arbitri di gara, per la sua notorietà negli anni. Tornando alla politica regionale, il gigante rosso, analogamente, ha tenuto, in alcune regioni. Ma non è stato per ciò che ha fatto, ma per quello che alcune persone pensano che rappresenti o che per loro ha significato in passato. Il suo personaggio. I numeri stanno dalla parte della destra: consolidata la Liguria, il Veneto, tanto per contarne un paio. Guadagnata una regione, le Marche. Dicono che la Toscana, incrollabile roccaforte del PD, abbia retto. Forse il termine la dice tutta da solo. Un veterano come Giani, con il 48%, contro una candidata giovanissima, la quale ha lo stesso raggiunto il quorum per la validità elettiva, il 40%. La sinistra ha mantenuto il suo vantaggio, ma certamente perdendo consensi e credibilità. E per quei pochi punti, derivanti da una coalizione di sei partiti, contro i quattro della destra, non c’è tanto da esultare. Come un atleta che vince una corsa. È il favorito, da sempre, però questa volta è arrivato in fondo col fiatone. Chissà la prossima gara come andrà a finire.

Le affermazioni del prof. Pasquino

18-05-2020

Il prof. Gianfranco Pasquino, politologo estremamente preparato ha recentemente affermato: «…chi ha iniziato a lavorare a 16 anni oggi va in pensione a 57; mi pare fuori luogo…» Il riferimento è alla validità di “Quota 100”, provvedimento della scorsa legislatura politica che consentirebbe di andare in pensione al raggiungimento di minimo 62 anni + il restante per arrivare a 100. Non è proprio così, ci sono delle sfaccettature e delle varianti. Ma il punto della questione è l’assurdità di quanto fermamente riportato nelle parole del professore. Oggi è improponibile concedere la pensione a un giovane 57enne. Bisogna avere almeno 10 anni di più e chissà. È facile parlare davanti a un microfono, magari in televisione, dove non c’è pubblico, in mezzo al quale potrebbe esserci un eventuale pretendente alla pensione in tale situazione. Non credo che il prof. Sia andato a lavorare a 16 anni, essendo laureato. Però, dall’alto della sua cultura, dovrebbe conoscere i lavori usuranti. Chi intraprende un’attività, in quella fascia di età, è giocoforza che si dedichi a occupazioni manuali; muratore, imbianchino, falegname, ecc. Le 8 ore sono il minimo giornaliero, spesso superato per portare a termine l’impegno con il cliente. A fine giornata, a fine settimana, a fine mese, la schiena è messa a dura prova, come tutto il fisico. Ritengo che, dopo oltre 40 anni di questo tran-tran, senza quelle tutele tipiche di un mestiere di altro genere (impieghi pubblici, università, politica, e così via) chiunque abbia il sacrosanto diritto di riposare quel che rimane di quelle membra, nella vecchiaia a venire. E adesso non cominciamo con la solita tiritera che la vita è allungata. La vita di queste persone si accorcerà di molto fin quasi ad azzerarsi se non ci danno un taglio. Voglio guardare alla buona fede degli economisti che hanno già riferito opinioni pressoché identiche a quelle di Pasquino; questi soggetti, indubbiamente esperti del settore si trovano, rspetto ad un lavoratore di cui sopra, su un altro mondo. Un conto è fare un’analisi attenta e decidere il da farsi per risolvere un problema, come quello delle finanze insufficienti per le pensioni. Un altro è pensare di far pagare lo scotto di un freddo calcolo matematico a delle persone, ingiustamente, come fossero macchine, costrette a proseguire nel loro funzionamento anche con meccanica ed elettronica sull’orlo della rottura. Si parla di sindacati, si invocano diritti umani, come si può ascoltare quella dichiarazione irrispettosa del sudore della gente? Mi sarei augurato che il prof. Pasquino avesse proseguito il suo discorso, proponendo una soluzione utile alla salvaguardia economica del paese ma anche garantista dei minimi diritti dei lavoratori, forse bilanciando un po’ meglio i salari e le pensioni con la qualità e la tipologia lavorativa.

Misuriamoci la febbre a scuola

15-09-2020

Il governatore Del Piemonte non è d’accordo con la ministra dell’istruzione, relativamente alla direttiva sulla misurazione della temperatura corporea che deve essere effettuata a casa da parte dei genitori. Cirio sostiene che il sistema della Azzolina, non solo faccia ricadere la responsabilità sulle famiglie, ma che sia meno affidabile e sicuro rispetto a quanto avviene nelle pubbliche amministrazioni o nei privati, comunque all’interno di luoghi di lavoro dove la rilevazione della temperatura è compito di un operatore che adopera un termo scanner. In un primo momento Lucia Azzolina era intenzionata ad opporsi a questo provvedimento. Successivamente si è data libertà alla regione Piemonte in tal senso. La direttiva centrale è, in effetti, in totale contraddizione con quanto già avviene in tutti gli altri luoghi ove, per accedere, sia stata indicata la necessità della verifica della febbre. Ed è ovvio che le cose stanno proprio così. Inoltre, si garantisce omogeneità nel prendere i valori col termo scanner, come unico dispositivo posto all’ingresso dell’istituto. Ma se da un lato mi posso stupire della peggior soluzione della ministra, dall’altro mi meraviglia il fatto che solo una regione abbia avuto il buon senso di capire la minor valenza della scelta Azzolina. E che nessuno si sia opposto mi pare cosa piuttosto grave. Ormai si è maturata l’idea che i provvedimenti dello stato centrale non debbano mai essere messi in discussione. Eppure è evidente che questo modus operandi, diverso da quanto già in attuazione, rompe con una linea di azione comune contro il covid-19. Ed è anche un peccato che la ministra si ostini a non riconoscere i suoi palesi errori. Un mea culpa, anche nelle piccole cose, non farebbe male. Perché tutti possiamo sbagliare. E la prof.ssa Azzolina pure.

Bambini strappati strappalacrime

14-9-2020

È successo nuovamente. La vicenda del bambino di Pavia, tolto allo zio, che lo aveva in custodia. Orfano di entrambi i genitori, il bimbo viveva un ottimo rapporto con lo zio. Ma così non ha ritenuto il tribunale dei minori di Milano. Alcuni giorni fa gli assistenti sociali si sono presentati alla porta della malcapitata famiglia, con tanto di permesso per prelevare il bambino e portarlo in apposita struttura. Perché oggi si parla così: struttura. Un freddo ambiente capace di catalogarti e inquadrarti in questa società. Ma nessuno dice questa versione. Si tratterebbe invece di apposito luogo di tutela per persone minori, disagiate, ecc. Ma torniamo all’accaduto. Non erano soli gli operatori sociali. Insieme un certo numero di carabinieri, proprio come se si trattasse di un pericoloso mafioso o fossimo catapultati in un film d’azione americano nel quale si accerchia il delinquente asserragliato nel palazzo. Uno spiegamento di forze inutili? No, perché quando si compie un’azione ingiustificata contro la volontà di qualcuno, allora si deve intervenire con prepotenza. Il mio pensiero, come quello di tanti, va ai singhiozzi del bambino, mentre uno dei carabinieri cercava di toccare le sue mani ma veniva respinto, avendo in testa il distacco dallo zio. Ma un’altra immagine nella mia mente mi fa vergogna: se fossi stato io quel carabiniere? Se avessero chiesto a me, ad altri agenti della caserma, di eseguire questa ingiustizia? Due sono i casi: o sarei sprofondato nella consapevole bassezza di ciò che stavo facendo, provando un indicibile rimorso o, più verosimilmente per il mio carattere, mi sarei rifiutato. Polizia e carabinieri dovrebbero fare altro. In situazioni dove si rende necessario l’impiego della forza, contro persone pericolose e violente; in questi frangenti spesso gli uomini che dovrebbero far rispettare la legge arrivano troppo tardi o in numero decisamente inadeguato. Ma quando c’è da rimuovere un bambino di soli sei anni, si giunge in casa con il mitra. Concordo con l’affermazione fatta più volte da alcuni esponenti politici, una frase già detta e ridetta: la nostra giustizia è forte con i deboli e debole con i forti.

Le navi quarantena o crociere gratis?

13-09-2020

Si sono sgomberati gli hot spot di Lampedusa. Ma, appena tirato il fiato, si ricomincia. Altri barchini e barchette arrivano. E perché non dovrebbero? Tanto c’è posto no? Questa piccola isola può davvero inglobare il grande continente nero? Ci abbiamo mai pensato? Questo non è un fenomeno migratorio occasionale e limitato; naturalmente non può essere così. A parte le zone desertiche, l’Africa è sicuramente popolosa, con famiglie con molti figli. Non è possibile che da noi arrivino alcune decine di persone, semplicemente perché il dato è che in quella terra non ci sono delle manciate di persone, ma milioni. E di queste, una buona fetta, parte per l’Italia: Credete che a loro importi il fatto che non ci sia lavoro? Qualcuno ha tirato fuori il discorso dell’ignoranza o della difficoltà nel far pervenire informazioni in quei territori. Ma facciamola finita. Ciò che loro sanno, la loro verità, che diviene tale imposta anche a noi, è che troveranno assistenza sociale e… piena libertà di azione. Nessuno baderà al fatto del non rispetto delle regole e leggi. Dobbiamo essere comprensivi, cioè permissivi, ergo tolleranti. Un giorno qualcuno mi spiegherà perché si organizzano, per questa gente corsi di lingua italiana e nessun insegnamento di educazione civica, ma mi basterebbe anche solo di educazione. Nel frattempo, tanto per fingere di correre ai ripari, mettiamo in quarantena su 4 o non so bene, 5 navi da crociera, un numero elevato di migranti. Il prof. Massimo Galli, non me medesimo, si è espresso negativamente sulla questione. Come del resto, sono sempre state sconsigliate le navi, al fine del contenimento di un contagio. Forse isoliamo le persone a terra; contemporaneamente favoriamo la diffusione del virus tra tutti i passeggeri. Faccio solo un augurio agli occupanti delle navi: buona vacanza!

A cosa servono i banchi con le rotelle?

08-09-2020

Abbiamo discusso finora sui famigerati banchi con le rotelle. Della misteriosa funzione di questo accessorio applicato ai banchi di scuola. Forse la stupidità travestita da falso ingegno, che poi cela a sua volta un interesse, quello economico ovviamente, con le ditte fornitrici. Ma, indipendentemente dal senso che può avere una soluzione del genere, c’è da rilevare un costo abnorme. Pare infatti che queste piccole scrivanie costino all’incirca 300 euro cadauna, contro i circa 60 dei vecchi modelli. Attenzione non parliamo di vecchi modelli, con i prezzi del tempo. Oggi, l’equivalente del banco Azzolina senza ruote, costa 240 euro in meno. Forse l’idea tecnologica tanto stravagante è il brevetto che ricade sul prezzo finale… caliamo un velo per non dire una coperta, veramente pietoso. Lo scopo dei banchi, monoposto e non doppi come quelli atttuali, favorirebbe il distanziamento tra gli studenti. Nessuno ha pensato però a usare un po’ la testa, come farebbe un capo di famiglia, quando i soldi in casa non ci sono. Quando non c’è moneta da sperperare, allora si fa con quello che c’è. Sarebbe stato sufficiente far sedere un solo soggetto al banco, anche se biposto. Una volta scelto la sedia di destra o di sinistra (il tutto senza riferimenti politici naturalmente), la postazione vuota avrebbe funto da ulteriore distanziatore. Ad esempio, se la bambina si siede a sinistra, la prosecuzione del banco a destra sarà una specie di ostacolo frapposto tra il compagno seduto nel banco all’immediata destra. Chiaro che, in questo caso, occupando materialmente spazio, i corridoi tra i banchi dovrebbero essere un po’ più ravvicinati. Se consideriamo che un banco monoposto è largo circa 70cm, mentre un biposto 120, ne consegue che i 50cm eccedenti, sommati ad un corridoio di almeno altri 50cm, permetterebbe di avere il minimo consentito di un metro di separazione dal compagno in altro banco. Lasciamo perdere poi il fatto che i banchetti sono così leggeri da non richiedere certo ruote gommate o pivottanti per essere spostati… Come vedete, non è necessario investire piccole o grandi somme per acquistare nuovi prodotti. Spesso si possono soddisfare delle esigenze utilizzando in modo diverso materiale già in nostro possesso. E scusate se è poco. Dicesi arte di arrangiarsi…

Io non sto in Sicilia ma… sto con Musumeci

05-09-2020

La vergogna e il degrado degli avvenimenti intorno all’isola di Lampedusa, non possono non suscitare sdegno per l’atteggiamento del nostro governo. Perché il sovraffollamento delle strutture, deputate all’accoglienza dei migranti, non è più tollerabile. Perché, la vicinanza all’estremo nord del continente africano, non deve essere una scusante di favore per l’arrivo di barche e barconi. E non è più accettabile il silenzio delle istituzioni. Uno stato che non fa nulla, interviene malamente in ritardo su problemi che invece dovrebbero essere risolti radicalmente. Il COVID-19 è un’aggravante; e non si può certo pensare di risolvere il tutto con un paio di navi che fungono, ahimè miseramente, da contenitori quarantena epperò, in realtà, sono solo delle bare galleggianti. Non si può condannare una popolazione come quella della Sicilia a un supplizio fatto di violenza, emergenza sanitaria e inciviltà, verso il quale l’attuale amministrazione centrale ci sta portando. Bisogna guardare più in là degli hot spot. A poco serve presidiarli, tanto qualcuno riesce sempre e comunque a scappare. Non si può controllare un numero così elevato di persone. Si deve porre fine a questa immigrazione continua e ingiustificata. Si tratta nella quasi totalità dei casi di clandestini, non di rifugiati. E allora, se non si nascondono dietro interessi economici o d’altro genere, perché insistere con questa politica insensata? Lo scopo umanitario può essere raggiunto lo stesso, controllando i confini nostri e dei paesi da dove i migranti partono. In aggiunta, è necessario intervenire presso tali paesi affinché le condizioni di vita della gente siano tali da non desiderare l’abbandono di quello stato in massa.

Io non sto in Sicilia ma… sto con Musumeci

5 settembre 2020